Quando il cibo diventa medicina …

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Tempio di Asclepio, Isola do Kos 

Tratto da Le declinazioni del gusto,

Gian Carlo Di Renzo – Manuela Marchi, Edizioni Aracne

La natura è il medico delle malattie, scriveva Ippocrate in Epidemie VI, rivoluzionando il pensiero scientifico del suo  tempo. L’attenzione nella scelta di un’alimentazione sobria e ben equilibrata iniziava ad essere un pilastro della medicina emergente. La diaita rappresenta un momento di grande novità nella medicina ippocratica, che abbandona le consuetudini basate sulle teorie umorali della medicina greca, fino ad allora ritenute insostituibili e fonda nuovi principi nella disciplina di una vita virtuosa, che contempli un’alimentazione bilanciata. Il cibo diventa così simbolo della Vis naturae medicatrix.

Il termine diaita, presente in molti testi dell’antichità, viene letto spesso con significati diversi, che presuppongono una traslazione molto ampia del sostantivo: Sofocle (Edipo a Colono 352; 751) usa il termine addirittura nel senso di “vitto e alloggio”; il testo Sulla dieta di Ippocrate parla delle virtù terapeutiche di alcuni cibi; Pindaro ed Erodoto allargano il concetto, diaita è supposta come modo di vivere, non limitato solo alle preferenze alimentari. Diogene di Sinope, noto come il Cinico, seppure non usi il termine diaita, è spesso raccontato per il suo modo più che morigerato nel nutrirsi, i suoi pasti frugali sono in netta antitesi con l’abbondanza del desco di molti suoi contemporanei, poco attenti al ruolo svolto dall’alimentazione come metodo di prevenzione e cura. Ne ha invece piena coscienza Cicerone che, nelle Epistulae ad Atticum (4,3,3), elogia la diaita come sano tenore di vita e prescrizione del medico nel prevenire la malattia. E’ questo infatti il significato più sottile di diaita, uno stile di vita che comprenda non solo cibi adeguati, ma movimento e vita ordinata. Anche Seneca nel De tranquillitate animi scriveva di non amare i cibi troppo elaborati e di prediligere la cucina semplice, avvalorando l’importanza dell’assunzione di alimenti ponderati e bilanciati – de ordine ciborum,- prodotti del territorio locale. La dieta, nel tempo, inizia a connotarsi come ars salutaris per i ceti nobili, ma è presente anche in molti almanacchi popolari, a dimostrazione del sedimentarsi di queste convinzioni e di una più allargata consapevolezza. Questo antico proverbio calabrese sintetizza il concetto: A dieta ogni mali quieta!

Il rapporto uomo-ambiente, che risale alle teorie umorali di Ippocrate e Galeno, è parte integrante delle regole di Ildegarda di Bingen, dettate nei suoi testi che anticipano di molti secoli le attuali teorie sul benessere psicofisico in relazione ad un’equa alimentazione e a un ritrovato rapporto  atropo-cosmico.  Nel XVI secolo Ambrosie Paré, scriveva che la dietetica è una parte importante della medicina e la prevenzione si concretizza in un modo sano di vivere. Nel 1635, nei precetti medico-dietetici di Tommaso Campanella, nella Città del Sole, era ipotizzata una disciplina dietetica rapportata all’età. Ugo Benzi, Francesco Gallina, Giovanni Lodovico Bertaldi, Baldassare Pisanelli, nel 400 avevano già scritto Le Regole della sanità et della natura de’ cibi[1] che verranno volgarizzate e pubblicate soltanto nel 1618 e Francesco Redi, sempre in un testo del 600, sentenziava …la sanità degli uomini sta più nell’aggiustato uso della cucina, che nelle scatole e negli albarelli [….] degli speziali[1], tesi condivisa secoli dopo da Massimo Montanari che designa il cibo come prima medicina.

La cultura orientale non è certo estranea al concetto di prevenzione e cura attraverso la Dietoterapia. L’imperatore Shen Ning, autore, anche se l’attribuzione dei testi non è univoca, di Shen Non Ben Cao Jing e Prescrizioni della camera d’oro, dove farmacologia, erboristeria e dietetica si intrecciano, è passato alla storia per la novità delle prescrizioni dietetiche proposte nei testi. Lu shi Chunqiu, gli Annali delle primavere e degli autunni, ci hanno tramandato le regole alimentari della Cina antica (770-476 a.C. ) dove, oltre alla dieta corretta, sono evidenziati anche le modalità di conservazione dei cibi e principi di igiene alimentare. Il famoso detto … cura con i farmaci, guarisci con i cibi[2] si trova nel Libro Classico di Medicina dell’Imperatore Giallo. La dietologia cinese, fin dall’antichità, non solo prende in esame l’energia emanata dai cibi, ma Yin Yan Xue, l’equilibrio tra odori e sapori, risulta fondamentale nell’alimentazione, con una componente tutt’altro che insignificante, determinata dai colori.

 

[1]  Redi Francesco, “Opere di Francesco Redi aretino, Accademico della Crusca” – Volume nono – Milano – Della Società Tipografica de’ Classici Italiani, Contrada del Cappuccio, 1811 – Restored trough a grant from Cartwright Foundation, Princetown University Library,  Consulti medici, pg 373-374 – books.google.it/books

[2]  Cfr. Franco Caspani Alessandra Pellegrini, Dietetica cinese nella pratica clinica, il Dao la legge dei cinque sapori, Tecniche Nuove, 2003, pg 20

[1] Cfr. Ugo Benzi, Francesco Gallina, Giovanni Lodovico Bertaldi, Baldassare Pisanelli, Le Regole della sanità et della natura de’ cibi, per gli heredi di Gio. Domenico Tarino, 1620

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